Accademia degli Informi

 


                                             



Antonio Delfini, 

Accademia degli Informi, 

" il Caffè", 7-8, 1959


ANTEFATTO

 

Ernesto ha commesso un reato, viene chiamato davanti ai giudici, ma i giudici non ci sono. Tutto solo col proprio peccato. Tutto solo col proprio peccato, il peccato divenuto intollerabile, Ernesto sceglie una professione. L’errore involontario, sottratto al giudizio, diviene un vizio segreto e abituale. Scrivere! Un popolo di scrittori, che si riunisce tre volte al giorno –Guardami, guardami! Tutti si guardano a turno dentro l’intimità. Così nascono le società letterarie: dapprima al lume di candela, poi alla luce del flash e del riflettore. Così nasce la letteratura industriale, minuti piaceri organizzati, vizî segreti messi in commercio, i piccoli peccati a tariffa. Infatti nell’ex casa chiusa delle lettere cominciano favolosi guadagni. Sull’utilitario e sul concreto è avvenuta l’assunzione civile e sociale. Ma il peccato organizzato ha perduto ogni sapore, tutto rischia di essere sopore, un patullare retribuito.

 

 

        P.Q.M.

 

Nasce l’Accademia degli Informi. Antonio Delfini ne è il capo conclamato. L’Accademia non ha sede, non ha statuti, non ha corpo accademico. È libera, gratuita, indefinita. È possibile soltanto esserne espulsi. I suoi canoni non consentono di individuare la perfezione della perfezione, ma soltanto di indicare e infamare la perfezione dell’errore: venalità, futilità, utilitarismo, opportunismo, immodestia, sicumera e altre virtù prettamente letterarie. In questa temperie di glorie fabbricate dal mattino alla sera, di professionismo dei neonati, di quotazione mercantile delle idee ricevute, il fine abbastanza settario dell’Accademia mira a restituire al caos originario il peccato della poesia. Vedremo, col tempo, che questa sveglia sarà la vera Vanoni delle lettere, la denuncia dei redditi dell’ingegno. All’ombra del ferraiolo nero del Duca di Modena, l’intellettuale italiano si confesserà, farà atto di contrizione e si monderà dei proprii peccati di gola e d’avarizia, lasciando ai trafficanti di valute, agli speculatori di aree e ai generici del cinema il conto dei profitti e delle perdite.

 

 

NOTIZIE

 

Il Caffè si è assicurato l’esclusiva di pubblicarne le deliberazioni, carpite origliando alla porta del padre putativo della Basca, carpendo i suoi colloqui col cancelliere generale, il poeta Gaio Fratini. Il luogo era oscuro ed incerto, ma il nostro inviato è stato guidato dalla luce un po’ fioca del fanalino della Battimonda, e dal pianto della Rosina perduta; cosicché ha potuto registrare e mettere a verbale i primi decreti accademici, che qui diciamo un poco alla rinfusa, in attesa di poter sottoporre ai nostri privilegiati lettori l’epifonema o discours de réception del presidente.

 

 

GALIMATIAS ACCADEMICI

       Preghiera propiziatoria

 


“A lungo sono stato operaio ebanista
“in via Campo Marzio, parrocchia dei Santi.
“Mia moglie era allora una brava modista,
“e in casa eravamo di tutto abbondanti. —
“Nelle più chiare domeniche di maggio
“sfoggiavamo i nostri bei vestimenti
“e andavamo a vedere lo scervellaggio…”.


A. JARRY, La chanson du decervelage.

 

 

DELIBERE

 

* Sospensione della licenza d’importazione della rivista francese “Parler” per aver dichiarato che Pour l’Italie di J.-F. Revel “merite quelque rumeure encore”; e per aver osato chiedere a Carlo Cassola -a proposito de Il soldato- “s’il n’a pas été influencé par le romans français contemporains”.

* Deflorazione settimanale anzi perpetua de “La Fiera Letteraria”, sulla quale l’Accademia degli Informi ha presentato un suo Libro Bianco al M. Rev. Parroco di Santa Croce in Gerusalemme.

* Premio di cento fiorini d’argento a Elio Vittorini per la sua scoperta di un nuovo territorio letterario da assegnare all’emigrazione dell’ormai sovrabbondante popolazione dei narratori italiani: che quindi d’ora in avanti, in base a regolare domanda indirizzata a “Il Menabò”, potranno essere avviati ad esplorare le zone della mimica popolare -e a tradurre in parole il significato metaforico dei gesti, degli sguardi, delle pause, dei toni, dei ritmi di voce eccetera-. Stanziamento di trenta gettoni d’oro per il finanziamento di detti massicci trasferimenti, previo breve esame di grammatica italiana a cui i candidati saranno sottoposti a cura di una commissione capeggiata dal Nostro Signor Presidente A. D. che, come dice il Mastronardi di Vigevano, gli spiegherà la rava e la fava.

* Istituzione del registro del Do Ut Des, in cui verranno annotati gli scambi di favori messi in atto tra letterati e letterate, critici poeti e poeti critici; e approvazione della Tabella Universale dei Pedaggi Spirituali, in corso di studio presso la Cancelleria dell’Accademia.

* Deplorazione -con relativa condanna ad un soggiorno in un ostello della gioventù- al romanziere Goffredo Parise, per aver osato scendere — durante le sue permanenze a Roma — all’Hotel Hassler. All’Hotel Hassler si sale, non si scende.

* Encomio allo scrittore Augusto Frassineti per aver mantenuto il sorriso sulle labbra la sera del premio Strega, autenticando in tal modo la inequivocabile paternità dei celebri misteri dei ministeri.

* Corresponsione di mille ducati d’oro al critico di attualità letteraria Signor ***, in cambio dell’avvenuta cessione all’Accademia degli Informi di 1282 frontespizi di romanzi e di raccolte di poesia, autografi degli AA, con dediche adulatorie, da servire a tutti gli effetti.

* Richiamo all’ordine trasmesso con R. R. alla casa editrice romana “Edizioni Moderne” e alla non meglio identificata rivista “Lettùre d’oggi” -che non discende neppure per vie laterali da “Léttere d’oggi”- per aver bandito un premio di narrativa suffragandolo con una commissione esaminatrice la quale -a quanto asserito- sarebbe così composta:
A- L. Bartolini, A. Bertolucci, P. Chiara, P. Citati, N. Gallo, C. Garboli, V. Pandolfi, N. Sapegno;
B- Cesarino Branduani, Gianni Granzotto, Paolo Rossi;
C- A. Asor Rosa, F. Boneschi, P. Calandra, Nanni Canesi, A. Consiglio, D. Lattanzio;
D- E. A. Mario, Liliana Scalero, Ada Supino, Lina Torti Alberti e Flora Volpini.

 

* Invito perentorio agli scrittori elencati in A- di cui al paragrafo precedente a precisare le ragioni che li abbiano indotti a questo connubio o pot-pourri.

 

* Diffida agli eventuali concorrenti al premio suddetto ad aderire all’invito di cui al bando di concorso, secondo cui “sono consigliati ad abbonarsi e a collaborare al mensile “Lettùre d’oggi”” -annuo L. 800, sostenit. L. 2000-.

 

* Condanna ad una ammenda -consistente nel compilare in carta bollata da L. 100 l’inventario esatto, in base agli stili e alle epoche dei mobili, suppellettili ecc. della celebre “Casa della vita” di via Giulia- dello scrittore del Babuino Ugo Moretti, per aver egli dichiarato in pubblico, nei giorni del premio Strega: “Mario Praz è il mio vero maestro”.

* Sospensione a tempo indeterminato dell’industriale Calì, mecenate, per aver sollecitato ed ottenuto -al premio letterario Villa San Giovanni da lui patrocinato e potenziato- l’intervento e il discorso di un noto ministro degli esteri. Proverbio calabrese: “Politica e cultura — da Reggio ad Altamura — han diversa natura”. Proverbio della Sila: “Revenons à nos moutons”.

 

* Encomio solenne al vero scrittore Ennio Flaiano, per la sua ferma, spontanea e dichiarata decisione di farsi fuori da un importante premio letterario marchigiano in cui era stato avviato, ad iniziativa della giuria, alla vittoria finale, precisando che egli non considera tanto professionistica la propria attività di narratore da indurlo a partecipare a gare, competizioni, salti della quaglia, svolte a sinistra e circolazione a senso unico.

 

* Ordine al Cancelliere del Triumvirato degli Esecutori di Giustizia dell’Accademia degli Informi di organizzare le onoranze a porte chiuse in occasione dell’insediamento autunnale degli accedemici preposti Tommaso Landolfi, Italo Cremona, Mario Tobino, Paolo Pavolini, Manlio Cancogni, Ornella Sobrero, Italo Calvino, Giuseppe Raimondi, Elémire Zolla, Alberto Arbasino, Andrea Zanzotto, Enrico Emanuelli, Beppe Fenoglio, Mario Pomilio, Francesco Leonetti, Alfredo Mezio, Eraldo Miscia, Nelo Risi, Leonardo Sciascia, Carlo Montella, Ennio Flaiano, Tonino Guerra, Vanni Scheiwiller, Niccolò Gallo, Giulia Massari, Camillo Sbarbaro, Romeo G. Giardini. Convocazione del Consiglio Accademico a Viareggio per la fine d’agosto al fine di scrutare in loco il comportamento della letteratura indigena e di deliberare le nuove immatricolazioni et esclusioni.

 

DIFFIDA DALL’ATTIVISMO

 

Avvertimento agli scrittori laureati e ai profitenti, agli arrivati e ai novizii: perché scrivere?

La canizie arriverà presto, e a voi preme giungere alla scadenza con una folta bibliografia. Ma sarà quella a darvi il colpo di grazia. Osservate i nonnini, sommersi dal loro stesso repertorio, contraddetti o annullati da un patrimonio che gli anni hanno rapidamente congelato.

“Quelque chose – si chiedeva Mallarmé – comme les Lettres existe-t-il?”. In ogni caso, per diventare scrittore bisogna scrivere. Ma attenzione a non confondere questo momento di sondaggio delle proprie possibilità, con quello che è il momento finale, cioè la celebrazione della rivelazione di sé. Quel momento arriva raramente, in ogni caso non arriva al primo tentativo. Attenzione a non scambiare le ceneri di un fuoco che arde senza fiamma, con la fiamma che si alza quando la materia – arroventata dagli esperimenti infiniti – è diventata così pura e tersa da produrre all’improvviso l’autocombustione.

Il noviziato non finisce mai o quasi mai. Lo scrittore che aspiri a diventare scrittore non separerà mai abbastanza le aggregazioni del superfluo dal nucleo sempre contaminato. Se la proluvie odierna di romanzi è testimonianza di una vocazione al romanzo, se la ripetizione infinita degli schemi poetici è prova di una sempre più diffusa vocazione alla lirica, consideriamo il momento attuale non più che propizio ai buoni propositi, ma guardiamoci dall’esaltarne la fecondità. Questa fecondità, questa facilità, questa risposta sempre immediata alle regole comuni sono proprio il contrario della letteratura.

La vera letteratura mira al silenzio cioè all’essenziale. Non equivochiamo: è essenziale anche la testimonianza, la rappresentazione -il romanzo, il poema-, mentre può non esserlo l’immaginazione rarefatta e distillata di certa prosa perversa e disossata di triste e non lontana esperienza, mentre non lo è il brivido lirico e umbratile che ha servito soltanto a separare l’uomo dalla propria sorte e condizione. Ma sono certamente superflui la riproduzione che non sappia condensarsi nel simbolo, l’inventario delle voci del mondo il quale sia incapace di congiungere l’accumulo in una sintesi. Il fatto che oggi vi siano troppe esigenze e suggestioni particolari, una infinita ricchezza di indicazioni, prova che queste esigenze e suggestioni e indicazioni sono per lo meno banali ed ovvie. La letteratura è una introduzione alla storia, non il bavardage della cronaca, il bibelot quotidiano, il pschutt della mondanità. L’esercizio giornalistico in cui tutti gli operatori letterari sono ormai impegnati per adeguarsi alle possibilità di consumo, ha asciugato la prosa ma ha anche rammollito il genio dell’ispirazione.

Se non abbiamo male interpretato, l’Accademia degli Informi reagisce alla spicciola utilizzazione dell’ingegno, alla sua concezione compiuta dell’opera, all’ottimismo oggi vigente per cui il movimento interiore si arresta soddisfatto davanti all’impegno concreto del libro, senza ombra di dubbi, senza insinuare un minimo spazio al rifiuto. In vista dell’inevitabile grande falò del prodotto di un tal genio a poco prezzo, questo invito alla riduzione è l’hallalì della coscienza letteraria ritrovata nel momento culminante dell’orgia.

 

MASSIMARIO

 

1- Corte d’Assise degli Informi – -Alba de Finis – attrice, contro Maurizio Liverani – convenuto-

Nozione dell’attrice. Decadenza del meretricio

“Devesi, comunque, considerare attrice colei che partecipi sotto l’altrui guida e protezione, alla esecuzione di un lavoro -sia di lungo che di corto metraggio- allo scopo di addestrarsi, gradualmente, alla tecnica cinematografica, secondo il principio della vis gratae puellae. Può altresì aver diritto al libero ingresso in case di produzione colei che, abbandonate per la legge Merlin “quelle scale ove è suono atro di zoccoli” -Bigongiari-, voglia riscattarsi con una o più pose di qualsiasi tenore davanti alla macchina da ripresa.”

 

2- Corte di Cassazione degli Informi.
-Ugo Pirro contro Tonino Guerra-

Reati contro la libertà del Romanzo. Sciopero: Impedimento del romanzo con minacce eccetera a danno di romazieri non scioperanti.

“Il diritto di sciopero è legittimamente consentito a quei romanzieri che per motivi di salute pubblica vogliano astenersi dal romanzo; però un tale diritto non costituisce un obbligo giuridico da imporsi a chi non vuol scioperare. L’azione quindi posta in essere mediante lettere minatorie, minacce e insinuazioni per indurre chi non vuol scioperare a cessare dal proprio romanzo, integra gli estremi del delitto di violenza privata”.

 

3- Sezione del Lavoro presso Tribunale degli Informi – -Sindacato Poeti contro Cassa Scrittori-

Retribuzione dello scrittore. Principio dell’equo salario. Fattispecie.

“Il disposto dell’art. 36 della Costituzione – per cui lo scrittore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia una esistenza libera e dignitosa – vale per quei rapporti di lavoro e di impiego che implichino una prestazione continuativa, mentre non può estendersi a quelle specie di attività che abbiano un’indole discontinua, siano svincolate, cioè, da ogni obbligo d’orario -nella specie: attività una tantum di poeta-”.

 

LA POSTA DEL CANCELLIERE

 

-Volete un ritrattino? Uno schiaffo? Scrivetemi-

 

a- Meglio vivere un giorno con Flaiano che cento anni con Sibilla Aleramo.
b- Il miglior modo di vendicarsi di un premio è contraccambiarlo alla prima occasione.
c- Il delitto si fiuta, non si scopre.

 

 

 

            PROLESSI CONCLUSIVA

 

Mondo cane,
è tutta una chicane.